La demo-tape del 1992 dei Metallo Pe(n)sante

"L'heavy che virava sovente, anche in maniera inattesa e con singolari sviluppi armonici, verso un jazz dalle tinte proprie. L'esibizione live veniva impreziosita dalle movenze di Francesca Paolucci, che quando non suonava il sax o il flauto, danzava e suggestionava gli astanti con il suo look da vampira, ricordando i trucchi della danzatrice Stacia, che era solita ipnotizzare il pubblico durante i concerti del gruppo psichedelico degli Hawkwind. Michele "Mike" Vignali tracciava percorsi sonori inusuali con la chitarra, mentre l'eclettico Enrico Teodorani, bassista e cantante, insieme a Federico "Sasso" Sassoli alla batteria costituiva una robusta sezione ritmica."
      Dalla postfazione di Giuseppe Acciaro a Metallo Pe(n)sante, Edizioni Scudo, 2024

La realizzazione della registrazione, nel 1992, dell'unica demo-tape dei Metallo Pe(n)sante racchiude tutte le caratteristiche e i limiti della scena indipendente musicale italiana di inizio anni Novanta. Il nastro non fu registrato in uno studio professionale, ma in presa diretta in una saletta prove riadattata alla buona, utilizzando un registratore multitraccia a cassette, nel corso di una sola sessione pomeridiana. 
I brani erano quattro: Bride Of Cthulhu, Swamp Blues, Into The Coven e Satan's Plaything. Enrico Teodorani cantava i tre scritti da lui (Bride Of Cthulhu, Swamp Blues e Satan's Plaything) mentre Into The Coven, cover dei Mercyful Fate stravolta dalla band, era affidata alla voce della sassofonista Francesca Paolucci, che la cantava come fosse un brano di bossa nova.
A causa della mancanza di un budget per una produzione professionale, il mixaggio finale presentava un suono grezzo, sporco e fortemente sbilanciato. Per compensare la mancanza di una seconda chitarra, Enrico Teodorani decise di alzare notevolmente il volume del suo basso, il cui suono distorto finì per fare da collante ritmico e melodico, spingendo la chitarra più sullo sfondo, mentre il sassofono di Francesca Paolucci fu registrato in modo quasi fortuito, piazzando un singolo microfono panoramico al centro della stanza: questo generò, pur involontariamente, un forte effetto eco/riverbero naturale che conferì ai brani un'atmosfera ancora più oscura e cupa.
Per la distribuzione DIY i brani vennero duplicati da Teodorani su musicassette vergini usando un comune impianto stereo a doppia piastra e, senza una vera copertina tipografica, nella custodia di plastica veniva inserito un inserto di carta realizzato assemblando un collage cartaceo con logo della band, titoli dei brani e indirizzo per contatti: il foglio matrice era poi moltiplicato tramite fotocopie in bianco e nero e ritagliato a mano. Si stima che le copie totali prodotte e fatte circolare non abbiano superato la soglia delle cinquanta unità, distribuite quasi esclusivamente a fanzine cartacee e ad appassionati di tape-trading dell'epoca.